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Molti parlano impropriamente di branco.

Pensano di avere un branco con una coppia di cani e qualche soggetto di cucciolate precedenti rimasti. Il branco è tutt’altro!!!!

Intanto deve come tale intendersi un gruppo di cani gerarchicamente organizzato. Il branco si forma negli anni ed è una struttura fluida in continuo divenire. Il branco ha regole precise e molto severe. Se non si seguono le regole del branco, si è fuori.

I nostri cani sono organizzati in branco. Ci sono soggetti di razze diverse, quindi con caratteristiche diverse.

Si è creato negli anni, secondo tempi precisi, per consentire il corretto inserimento dei singoli soggetti all’interno del gruppo.

Il branco svolge un ruolo fondamentale nella crescita dei cuccioli con riguardo al loro sviluppo psichico.

La prassi che seguiamo è la stessa da anni e ha dato ottimi risultati: tutti i nostri cuccioli sono accomunati dallo stesso comportamento per cui siamo in grado di prevedere il loro futuro comportamento allorchè entrano a far parte delle nuove famiglia, senza timore di sorprese.

Il branco con le sue regole va rispettato. E’ la dura legge di natura, verso cui l’uomo, razionale, non può e non deve fare nulla. Anche questo è rispetto dell’animale, della sua intrinseca natura.

Anche questo fa parte della nostra filosofia di allevamento. E va capito. E condiviso. Per un approccio positivo e per poter vivere una esperienza di vita con un nostro cane.

La nostra filosofia di allevamento

Ora possiamo dirlo. Chi cerca un Pastore Svizzero Bianco cerca una filosofia precisa. Chi sceglie un nostro cucciolo condivide una certa idea di cane e di vita con il cane.

Chi sceglie un pastore svizzero sa che è importante rispettare i tempi della natura, per fa sì che il cucciolo acquisisca tutti gli elementi per essere un adulto affidabile ed equilibrato.

Un cucciolo a due mesi non ha ancora completato il percorso formativo psichico e caratteriale che ha quello
di quattro mesi.

Chi sceglie un pastore svizzero sa bene che il cane non è un giocattolo e lo stesso ha insegnato ai propri figli i quali già sanno che il cane è un essere vivente da rispettare e con il quale convivere secondo regole ben precise.

Chi sceglie un pastore svizzero conosce l’importanza del branco e dell’educazione che il branco dà. Solo un altro cane sa come deve essere educato un suo simile, perchè parlano lo stesso linguaggio.

Chi sceglie un pastore svizzero conosce l’importanza di una alimentazione naturale, rispettosa della natura del cane, dei suoi tempi e della sua quotidianità.

Il pastore svizzero dunque è condivisione, è empatia, è sintonia. Noi dobbiamo sentire che chi ci contatta è sulla nostra stessa lunghezza d’onda.

Se c’è questo c’è alchimia e il progetto parte. Se manca, il contatto non va oltre il primo minuto!

I controlli di routine sono molto importanti per conoscere le loro condizioni di salute, individuando in tempo eventuali patologie o malattie sul nascere.

Dovrebbero essere fatti annualmente a seconda della razza, delle condizioni di salute e dell’età del nostro cane, in aggiunta ai controlli programmati dal veterinario alle scadenze dei vaccini e dei loro richiami periodici.

Anche i cani possono ammalarsi, cadere vittima di influenze, raffreddori ma anche problematiche complesse che possono languire silenti e asintomatiche nell’ombra.

Un check-up può essere utile per accorgerci in tempo di patologie di per sè anche semplici ma che possono anche degenerare fino ad esiti infausti, tenendo conto che talvolta il cane non si lamenta e non manifesta dolore.

E’ importante sapere riconoscere i cambiamenti, talvolta anche minimi che possono avere conseguenze sul corpo e sull’umore del cane.

Un proprietario responsabile dovrà apprendere questa capacità di interpretare le condizioni di salute del cane e migliorarla nel tempo, con un contatto quotidiano e regolare con il suo amico.

Quando effettuare un check-up

Per capire se è necessario un controllo occorre osservare attentamente il comportamento del cane e capire se ci sono dei cambiamenti.

L’umore è molto importante. Un cane con dei problemi è apatico, non vivace, evita di correre e saltare.

Può anche comparire inappetenza o rifiuto del cibo, che non siano semplici capricci.

Dalle funzioni fisiologiche possono arrivare segnali importanti, per cui bisogno controllare la frequenza, la consistenza, il colore.

Infine anche anomalie relative a peso, movimento, comparsa improvvisa di zoppia o lamenti dolorosi al tatto, nonchè cambiamenti nelle condizioni del pelo, fino alla presenza di ferite, morsi, abrasioni, croste e batteri.

Altri segnali da osservare sono lo scolo nasale o oculare che siano prolungati, ovvero frequenti colpi di tosse o rigurgiti.

Segni di letargia, svenimenti, affanno dopo una camminata breve, tremori improvvisi o movimenti troppo lenti devono far scattare il sospetto che qualcosa non va.

Il grattarsi troppo violentemente o presenza di odori strani, forti che non dipendano dalla pulizia del mantello.

Ogni singolo segnale trascurato potrebbe nascondere un problema leggero o serio.

Dunque è importante osservare il cucciolo e appena si nota una anomalia consultare uno specialista per procedere nel migliore dei modi.

Per il cane il momento della passeggiata è molto importante. Sia per i suo rapporto con l’umano sia per il suo approccio con l’ambiente e gli altri cani.

E’ importante cambiare percorso. In questo modo il cane può distrarsi, trovare nuovi stimoli sia come paesaggio che come incontri di altri cani e umani.

Usiamo il guinzaglio senza troppa forza per non creare nel cane stress, ansia o perdita di fiducia nel padrone.

Rispettiamo i suoi tempi. Lasciamo che si fermi ad annusare perchè così raccoglie informazioni sull’ambiente in cui si trova in quel momento e acquisisce maggiore sicurezza.

Evitiamo toni bruschi, alti o aggressivi se il cane non si comporta correttamente così da evitargli ansia e confusione.

Lasciamo che incontri altri cani e che socializzi con loro, controllando che ciò avvenga con modalità sicure. Migliorerà il carattere e la psiche.

Manteniamoci sempre calmi e tranquilli per trasmettere fiducia e sicurezza.

Convivenza cuccioli e bambini

La scelta di far crescere un bambino con un cane è sempre vincente e garantisce la nascita di una grande amicizia.

La presenza di un cane aiuta il bambino nello sviluppo psicofisico per tanti aspetti.

  • Il bambino impara a essere responsabile, prendendosi cura di un altro essere vivente;
  • Impara a conoscere i sentimenti di altri esseri viventi e le sensazioni che provano;
  • Acquista fiducia in se stesso;
  • Impara a essere tollerante verso gli altri e quindi a essere socievole;
  • Accresce la propria autostima.

L’adulto deve sempre supervisionare l’interazione bambino-cane, stabilendo subito delle regole precise per garantire la convivenza che sia rispettosa delle esigenze di entrambi.

Cosa è la Giardia? La giardiasi è una affezione enterica protozoaria che ad oggi conta più di 40 specie in relazione all’ospite.

Quella che colpisce il cane è detta Giardia duodenalis o Lamblia duodeanalis. Viene interessato l’apparato intestinale.

Come si trasmette la Giardia

L’animale si infetta a seguito di ingestione di acqua, terra o cibo contaminati.

Il protozoo responsabile è un parassita che all’interno dell’intestino prolifera in un numero elevato di larve, le quali si riproducono, producendo cisti che vengono eliminate con le feci.

Come si riconosce la Giardia

Il quadro clinico può essere asintomatico, c.d. portatori sani, ovvero possono manifestarsi disturbi intestinali con feci molli, diarrea, e nel tempo portare a dimagrimento nonostante la presenza di appetito, con rallentamento nella crescita.

La giardia ha un periodo di incubazione da 5 a 21 gg. e le cisti, una volta espulse con le feci, possono sopravvivere nell’ambiente anche per mesi.

Come si cura la Giardia

Per l’eliminazione si può affrontare sia terapia con vermifugo che con antibiotico (metronidazolo, fenbendazolo, febantel+pirantel+praziquantel) a seconda del grado di gravità, fino all’eliminazione, verificabile con analisi feci al microscopio.

Alla terapia farmacologica deve essere associata una accurata disinfezione dell’ambiente con sali quaternari di ammonio, candeggina , formaldeide, fenolo.

La giardia e l’uomo

La giardia fa parte delle zoonosi, malattie che si possono trasmettere da animale a uomo e può essere trattata con terapia antibiotica.

Importante è la prevenzione, garantendo la pulizia degli ambienti ed evitando contatto con acqua contaminata, cibi poco cotti.

La pubblicità è l’anima del commercio. Di solito siamo spinti all’acquisto di un “prodotto” perchè l’abbiamo visto pubblicizzato in TV in uno spot accattivante, con belle immagini o con un motivo musicale che ci è rimasto in testa.

Purtroppo questo meccanismo non dovrebbe valere per tutti i nostri acquisti.

Quando decidiamo di inserire nella nostra vita un compagno a quattro zampe non dobbiamo farlo perchè abbiamo visto una pubblicità.

Ciò che, invero, è accaduto in passato per alcune razze divenute famose perchè protagoniste di un film o di una pubblicità appunto (ad es. dalmata dopo “La carica dei 101” della Disney).

Per evitare che accada questo un ruolo fondamentale lo svolge (lo dovrebbe svolgere) l’allevatore, agendo in modo responsabile.

Innanzitutto deve conoscere molto bene la razza che ha scelto di riprodurre, in termini di carattere prima di tutto. Poi è fondamentale che conosca le caratteristiche comportamentali dei soggetti delle linee di sangue che riproduce. Infine, ogni singolo soggetto di una cucciolata. E, per fare questo, non bastano sicuramente i canonici “60 gg.” previsti come minimo di legge (ma, come minimo, 90 se non di più).

In questo, premiante è soprattutto l’atteggiamento di chi propone una sola razza (o, tutt’al più, due).

Inoltre, per poter fare una buona “selezione” tra i futuri proprietari di un cucciolo, deve investire Tempo, per conoscere la personalità e lo stile di vita della persona/famiglia che richiedee e desidera avere un suo cucciolo combinandoli, al meglio, con la “caninità” dimostrata da ogni singolo soggetto di una cucciolata, dei soggetti appartenenti alle linee di sangue che riproduce, appartenenti a quella specifica razza.

Oggi si parla solo e si dà grande risalto alla “selezione” dei soggetti per la riproduzione, esclusivamente sotto il profilo della genealogia e della esenzione da malattie ereditarie, facendo il più delle volte solo “terrorismo psicologico” sul fronte di una o due possibili patologie (la manifestazione dei cui sintomi sono il più delle volte funzione molto più dei “fattori ambientali” – alimentazione, attività fisica nei primi 18-24 mesi, peso-forma, traumatismi, ecc.ecc. – che di quelli “genetici”) a fronte di oltre 400 patologie del Cane della cui eziologia la Medicina Veterinaria conosce poco o nulla.

Parallelamente, si fa sempre, implicitamente, l’ipotesi che il “comportamento” del cucciolo e futuro cane, dipenda solo ed esclusivamente dal “fattore genetico”. Ciò è sbagliato, a nostro parere.

E’ fondamentale, ai fini della formazione della “caninità” e di tutta la gamma delle varie manifestazioni comportamentali della stessa di ogni singolo soggetto, tutto ciò che succederà al cucciolo dal momento in cui nasce (o, addirittura, dal momento in cui viene concepito) e sino al momento in cui verrà ceduto al nuovo proprietario. In altre parole, quella che in etologia viene definita “impregnanza“.

La quasi-totalità degli allevatori cinofili moderni si preoccupa solo di evidenziare l’albero genealogico dei genitori dei cuccioli che propongono, sciorinando la solita serqua di “titoli” (coppe, coppette, coppettine, coccarde, gagliardetti e quant’altro) spesso acquisiti in circuiti e con modalità del tutto autorefenziali (e che, il più delle volte, lasciano indifferenti la persona o la famiglia che cerca un cucciolo con “garanzie” circa il futuro comportamento del cucciolo, allorchè diventerà un cucciolone e un cane adulto.

Ben pochi, invece, sono in grado di predire futuro comportamento del singolo soggetto, del suo equilibrio psichico, della sua “godibilità” in famiglia e “fruibilità” in società. Soprattutto di fare ed azzeccare gli abbinamenti tra ogni specifica “caninità” di ogni singolo cucciolo e quello che sarà il contesto umano e le varie “personalità” umane ivi presenti (branco interspecifico) in cui si prevede di inserire cucciolo una volta ceduto.

A questo punto si può già intuire la pericolosità rappresentata da uno spot pubblicitario nell’influenzare il processo decisionale di una famiglia che stia valutando l’inserimento prima di tutto di un Cane, poi anche di un cane di una specifica razza, nel proprio contesto familiare e nella propria quotidianità.

L’allevatore (veramente) responsabile, oltre a rispettare il Cane per quello che è (cioè un animale appartenente alla famiglia zoologica dei Cànidi, animali essenzialmente da branco, tendenzialmente carnivori; quindi, prima di tutto, alimentandoli e facendoli vivere secundum naturam, in libertà e, possibilmente, in branco) deve innanzitutto capire e inquadrare il contesto ambientale umano in cui andrà a vivere il cucciolo e le motivazioni che spingono la persona/famiglia, potenziali candidati per l’adozione, non solo adottare un Cane, ma soprattutto ad adottare quel tipo (razza) di Cane.

Assodato ciò, in caso di valutazione positiva diventa poi compito dell’allevatore conoscere bene la “caninità” di ogni singolo soggetto della cucciolata per arrivare ad individuare quello più adatto per ognuno dei candidati (in altre parole: “Qquale cucciolo a chi”).

Spesso, infatti, non ci sono le condizioni adatte per poter inserire un cane nella nostra vita.

Come già detto, decidere di convivere con un cane (ma anche con un gatto e/o con altri animali domestici) non è obbligatorio per legge!

I più non capiscono che, prima di Spazio, il Cane ha bisogno soprattutto di Tempo

Non importa che uno abbia a disposizione decine di ettari di terreno, quando poi trascorre tutto il giorno al lavoro (magari chiuso in un ufficio), senza potere/volere portarsi appresso il proprio cane, e ritorna a casa la sera tardi, con il cane che rimane solo gran parte della giornata.

Questa non è la situazione né ideale, tanto meno idonea per avere un cane, quindi tanto meno per prendere un cucciolo di Cane.

Importante, come detto, non è solo individuare la razza giusta e, all’interno di quella razza, le linee di sangue e l’allevamento giusto, ma soprattutto il soggetto giusto (compito, quest’ultimo, che incombe sull’allevatore, previo approfondita conoscenza dell’umano che ricerca un cane di quella razza).

E’ fondamentale dunque conoscere lo stile di vita del futuro proprietario, le sue abitudini, la composizione del suo nucleo familiare, il tipo di lavoro, gli impegni quotidiani di tutti i componenti la famiglia, tanto nei giorni feriali quanto nei fine settimana e nei periodi di vacanza, le caratteristiche dell’abitazione, ecc….

Tutte informazioni che l’allevatore responsabile deve acquisire approfonditamente sin dal primo contatto, per iscritto, telefonicamente quindi anche di persona.

Soprattutto non deve avere timore di negare un cucciolo e/o di consigliare altra razza e/o altro allevamento di quella stessa razza, laddove ritenga che non ci siano le condizioni ottimali per consentire lo sviluppo di una buona relazione all’interno de binomio uomo-cane.

Questo atteggiamento di “selezione a monte” dei futuri proprietari è anche quella che consente, poi, di evitare fenomeni di abbandoni, con sovraffollamento di canili e tutto ciò che ne consegue.

Bisogna, dunque, assolutamente dissuadere coloro che scelgono di prendere un cane (magari su sollecitazione dei bambini/adolescenti nel contesto domestico, che possono ricavarne sicuramente grande beneficio ma non devono mai essere i principali “decisori”) come regalo di Natale, compleanno, San Valentino oppure perchè l’hanno visto in una pubblicità alla TV.

Non bisognerebbe affidare la fama di una razza ad una pubblicità; una determinata razza deve diffondersi grazie a lavoro attento, responsabile e coscienzioso dell’allevatore che garantisce certe condizioni di vita ai propri soggetti, riproduttori e nascituri, rispettando il più possibile la loro natura e la loro indole e facendo buona informazione scevra da ideologismi allevatoriali e/o veterinari (il più delle volte ispirati e sapientemente “pilotati” da multinazionali del petfood).

È, quindi, molto importante rispettare i tempi della natura

Nei branchi di lupi si è osservato che la madre ha un rapporto molto stretto e vincolante con i proprî cuccioli fino alla 16° settimana, ovvero 4 mesi.

Purtroppo una legislazione ancora troppo miope ha fissato in 60 gg. il termine minimo per la consegna dei cuccioli di Cane e, purtroppo, la maggioranza degli allevatori osserva questi tempi per ovvi e intuibili motivi (minori costi, incassi anticipati, responsabilità circa i rischi che cucciolo si ammali e/o manifesti patologie cardiache, polmonare, ecc. estesa su un lasso di tempo molto inferiore, ecc.) senza rispetto dei tempi della Natura e guardando solo a parametri di mera convenienza economica.

Quanto sopra, spacciando le tempistiche che fanno comodo, con i soliti luoghi comuni (cucciolo deve andare al più presto in famiglia per “socializzare”, per conoscere l’odore dei nuovi proprietari e della nuova casa, per andare a spasso in città con il nuovo proprietario e fare più esperienze possibili, ecc. ecc.).

Tutte affermazioni che hanno un senso, purchè nel rispetto dei tempi in cui cucciolo ha necessità di stare – in idoneo ambiente – con la madre, con i suoi fratelli/sorelle e con gli adulti del branco. Quindi DOPO (almeno 16 settimane). Non PRIMA.

In altre parole, come voler sostenere che un bambino (specie Umana) debba essere strappato alla madre e al suo contesto genitoriale e domestico DEFINITIVAMENTE, per essere inserito, permanentemente, in altro contesto, di specie animale a lui alieno e totalmente sconosciuto (ipoteticamente in una famiglia di specie Marziana o Venusiana).

Dare la possibilità al cucciolo di crescere insieme alla madre, ai fratelli e sorelle e agli altri adulti, maschi e femmine che siano, della propria specie (Cane) e a lui familiare, al contempo crescendo sviluppando familiarità con gli umani “supervisori” (allevatori), consente loro di ricevere stimoli imprescindibili e fondamentali per la loro formazione e, quindi, estremamente funzionali e necessarî per la loro stabilità ed equilibrio psichici.

Un cucciolo che nasce e rimane chiuso in un box (o “nursery”, eufemismo sempre più diffuso, in realtà solo per edulcorare la cruda realtà) per 60 gg. insieme ai fratelli/sorelle ed alla madre non avrà sicuramente un adeguato sviluppo psichico-caratteriale, tenderà a un disequilibrio psichico (d’altronde come un umano che trascorra una pessima e tribolata infanzia) che si manifesterà, nel tempo ed in età più adulta, con scarsa stabilità psichica, con paure e insicurezze che si tradurrano (a seconda che si tratti di razza canina forte o debole) in aggressività o fobie, entrambe molto mutilanti e vincolanti nella gestione del futuro-cane da parte dell’umano che l’abbia adottato.

Inoltre la cucciolata dei Cànidi (lupi, sciacalli, coyote, dingos, volpi; e, seppur appartenenti ad altra sotto-famiglia zoologia, anche dei cani ferali) è un evento che coinvolge (e, volendo usare una terminologia umana tendente all’umanizzante, quindi tendenzialmente sbagliata) “entusiasma” tutto il branco, che si dedicherà e si occuperà dei cuccioli, insieme alla madre-alfa (e, nel caso dei soggetti-omega del branco, sin dai primi giorni di vita dei cuccioli), sia per quanto riguarda l’accudimento, che la e-ducazione.

I migliori educatori per i cuccioli di (qualsiasi razza – ed anche non-razza, sul quale concetto ci sarebbe molto da discutere – di) Cane, sono i cani adulti stessi del branco in cui la cucciolata viene alla luce, purchè adulti equilibrati e stabili psichicamente (condizione che, solo per citarne una, non si ottiene certo tenendoli rinchiusi in box o gabbie!).

Un fenomeno talvolta distorcente e controproducente è anche quello attuale degli “educatori cinofili (umani) di cuccioli cui sono venute a mancare queste condizioni imprescindibili dalla nascita (fors’anche dal concepimento) al distacco dalla madre, dai fratelli/sorelle e dal branco.

A meno che non li si intenda nel ruolo di “educatori degli umani” (proprietari di un cucciolo e/o di un cane), per insegnare loro (agli umani) come “sintonizzarsi” sulle frequenze mentali del Pensiero canino (ben diverse da quelle del Pensiero tipicamente umano).

La loro funzione dovrebbe essere quella di aiutare l’umano ad interagire correttamente con il proprio cane, fornendo (al bipede umano) strumenti, sia cognitivi che comportamentali, utili per stabilire una buona relazione con il proprio cane (psichicamente equilibrato, si àuspica), nel rispetto della sua natura e della sua indole, con poche ma chiare regole.

In primis, la “logica” e la “coerenza” di Pensiero

Facili da dimostrare a parole, meno a fatti concreti. Ma non impossibile da adottare. Il cane, infatti, ha una logica essenzialmente “aristotelica” (bianco è bianco, nero è nero, bianco è diverso da nero) e una “forma mentis” che, con una forzatura, potremmo tipicamente definire “da pensiero umano in modalità militare” (non a caso i migliori addestratori cinofili, anche se non tutti, sono soliti operare in ambito militare).

La “mente” del Cane si ispira essenzialmente alla coerenza, tipica insita nella Logica, ed ha bisogno di sviluppare, sin da subito, “rapporti gerarchici“.

E’ fondamentale, quindi, che sin da subito, gli venga insegnato al cucciolo il “Rispetto della gerarchia” in una contesto di relazioni COERENTI (il superiore gerarchico adotta comportamenti, sempre, “da superiore gerarchico”).

Se ciò non avviene SEMPRE e COERENTEMENTE, allora il Cane ri-elabora istintivamente lo “schema gerarchico” delle relazioni sviluppate nell’ambiente in cui sta crescendo e/o in cui si trova a vivere ed adatta il proprio “ruolo gerarchico” sulla base delle nuove “informazioni” acquisite dal medesimo ambiente, che lo circonda.

Un buon proprietario non deve confondere il cane con comandi – ma soprattutto con comportamenti – contraddittori (incoerenti).

Se una cosa non è permessa, non è permessa sempre. Salvo contro-ordine specifico. Quindi previo consenso del superiore gerarchico (“A-ttenti!” è “Attenti!” sempre; salvo il “Riposo. Rompete le righe!”)

Rispetto della natura e dell’indole. Il cane è Cane. Quindi, prima di tutto, istinto.

Come diceva Sant’Agostino: “Homo agit se ipsum. Animales aguntur“.

Importante dunque non tentare di “umanizzare” il cane (anche se è più che “umano” umanizzarlo e può capitare; e, in un contesto relazionale Uomo-Cane corretto, può anche avvenire senza creare troppi problemi).

Dobbiamo però sempre ricordarci della sua natura “animale” (poi, che nei tempi moderni vi siano molti umani oramai più animali degli Animali, è un dato acquisito), quindi istintiva, e averne Rispetto.

Il cane, per poter “essere Cane”, deve poter “fare-il-Cane”. Sin dalla nascita. E, per come la vede lo scrivente, per almeno 16 settimane.

Solo comprendendo la sua vera natura, di Cane, e rispettandola sempre, saremo sicuri di aver fatto cosa buona e giusta.

Insomma, un percorso che allevatore e futuro proprietario non possono certo fare insieme, facendosi influenzare da uno spot pubblicitario!

La Regione Lombardia ha recentemente adottato la L.R. 29 GIUGNO 2016 n.15, con cui, tra l’altro, prevede – all’Art.105, comma e) – il divieto della cessione di cani e gatti di età inferiore ai 90 gg.

Art. 105 (obblighi e divieti) 1. E’ vietato: e) destinare al commercio cani o gatti …di età inferiore ai 90 giorni”.

Evidentemente stiamo facendo tendenza!!!

Sono 3 anni che lo diciamo (e, quando facciamo cucciolate, che lo mettiamo in atto)! Infatti i nostri cuccioli sono andati e vanno anche in Svizzera, dove da sempre è legge della Confederazione Elvetica che tutti i cuccioli non possano essere ceduti PRIMA dei 90 giorni.

Cerchiamo sempre di far capire, a chi ci contatta e/o ci legge, l’importanza fondamentale, in termini di pedagogia e di salute psichica e psico-fisica, del tenere MINIMO tutto il terzo mese un cucciolo (durante il quale, tra le altre cose, si verificano dinamiche uniche e fondamentali per l’accrescimento psico-fisico del cucciolo; ad es. durante quello – che va dall’8.va alla 12.ma settimana, quindi dal 50.mo all’84.mo giorno – che Campbell chiama “Fear Impact Period“).

Ma la realtà in Italia è ben diversa. Gli allevatori (specie nella nicchia del pastore svizzero) raccontano alla famigliola ignara, che cerca e prende un cucciolo (da loro), la favoletta che: < “…è fondamentale che il cucciolo vada nella nuova famiglia subito a 60 gg. perché deve iniziare a fare tutte le nuove esperienze.. in città, a passeggio per la strada, in mezzo ai rumori delle auto, motorini,  autobus…in ascensore e sulle scale mobili…etc.etc… per poter fare tutte le esperienze possibili di quel tipo….potersi “attaccare” meglio al nuovo “branco interspecifico” vivendo quelle esperienze… e, insomma, in tutte le situazioni umane quotidiane all’interno della nuova famiglia…etc.etc….e blablabla (..sennò poi si chiude la “finestra sociale”…e addio!”…e altri blablabla) >.

Come, peraltro, tanti altri, “tutte chiacchiere e distintivo” (e coppe, coppette e gagliardetti …e figurine panini?), che hanno criticato, da sempre, i punti fondamentali della nostra filosofia cinofila (v. alimentazione; cani sempre liberi; cani sempre in branco; costante presenza nel branco di altri pastori molossoidi; e tanto altro ancora).

E, ovviamente, non solo beceramente impegnati a sostenere che “è fondamentale che vada nella famiglia a due mesi!”, ma anche a criticare aspramente i cuccioli che uscivano, per scelta (voluta e precisa) “dopo il secondo mese” (come SOLO noi, nel PASTORE SVIZZERO BIANCO, abbiamo SEMPRE fatto – per quelle poche cucciolate fatte – avendo capito sin da subito l’importanza fondamentale, in termini di stabilità psichica, caratteriale e comportamentale, del consegnarli sempre dai 90 ai 120 giorni, MINIMO!).

Molti sostenevano (continuano a sostenere) che i nostri cuccioli avrebbero risentito (risentono) gravemente del fatto di non entrare nella quotidianità delle famiglie subito dopo il 60.mo giorno. O che la presenza di altre razze pastorali molossoide costituirebbe un fattore poco “edificante”. O che il fatto di tenere tutti liberi i nostri cani (di cui meno della metà dei pastori svizzeri, UNICI che riproduciamo saltuariamente) fosse diseducativo. O che fossimo degli “improvvisati che allevano nel giardinetto di casa“.

Laddove noi verificavamo, sui pochissimi ma selezionatissimi, cuccioli che ne uscivano soggetti assolutamente TETRAGONI psichicamente, sicuri di sé, scevri da paure e fobie, capaci di affrontare TUTTE le situazioni quotidiane, specifiche e interspecifiche (cioè con altri cani e con altre specie animali incluso l’uomo) in estrema scioltezza e con grande nonchalance (anche se certi tratti, molto peculiari, anzi UNICI, dei nostri cuccioli dipendono dal vivere in BRANCO, principalmente; e in mezzo a soggetti di razze pastorali psichicamente molto solide e caratterialmente molto forti e sicure di sè).

In altre parole, la sempre troppo sottovalutata e sminuita (per convenienza ed opportunismo principalmente) importanza dei cosiddetti “fattori ambientali”. Molto più comodo sostenere che “dipende tutto o quasi dal fattore genetico”. Soprattutto se un DNA non è MAI stato mappato (quindi MAI verificabile con strumenti genetici; come voler misurare la pressione arteriosa col termometro o la temperatura corporea con lo sfigmomanometro!).

Come magari, ad esempio, indagare, con uno strumento radiografico, una causa ritenuta genetica (o prevalentemente “genetica”; laddove invece, semmai, è prevalentemente “ambientale”; come la displasia e come evidenziato da SERIE riviste scientifiche internazionali di Medicina veterinaria – e NON da “chiacchiere da bar” – tipo l’ “Italian Journal of Animal Science – 2/06 – Vol.5 – April -June/2006“.

Un’articolo di oramai undici anni fa, disponibile anche su internet (**), purtroppo solo in inglese. Forse anche per questo ignorato dalla massa (mediamente già intontita dal solito disco rotto di “allevatori ufficiali” che (a parte la genealogia e poco altro, masticano poco di quasi-tutto, incluse le lingue straniere) e di certo mondo veterinario, con pochi scrupoli e/o non aggiornato professionalmente.

Certo mondo veterinario sempre pronto a fare terrorismo psicologico alla ignara famigliola di turno, che ha appena portato a casa il suo cucciolo – “di razza”, quindi famigliola presumibilmente “capiente” economicamente – per proporgli, allarmisticamente, costosi interventi chirurgici cui sottoporre il cucciolo AL PIU’ PRESTO POSSIBILE (“..sennò rischia di zoppicare tutta la vita!”) , di valore economico molto superiore a quello commerciale del cucciolo stesso; dando nessuna certezza ovviamente (“..è l’unica speranza cui ci possiamo aggrappare!”) – e facendo solo leva sul senso di colpa se la famigliola di turno non è disponibile a versare cifre assurde confermando di acconsentire al – tanto il più delle volte inutile, quanto costosissimo – intervento.

Morale? Avete rotto! Giù le mani da cuccioli di 5-8 mesi! Basta fare pericolose anestesie totali e invasive chirurgie a dei cuccioli di soli 5-8-12 mesi (magari solo per far fronte alle rate del leasing della Tac, – magari proposta per una feritina alla zampa, ci è stato riferito da una famiglia con un nostro cucciolo – e dei costosi macchinari e strumentazioni – magari proposti impropriamente e solo per aggiungere 800/1000 euro al conto  – di cui avete dotato le vostre “cliniche”)!

Ma siam fuori di testa? A un bambino di 10 anni, cui venisse fatta la lastra per verificare se è predisposto a contrarre la coxo-artrosi quando avrà 60-70 anni, gli si propone forse un intervento chirurgico in anestesia totale? E, ciò, solo per il timore che, 50 anni dopo, potrebbe, FORSE, manifestare i sintomi di quella stessa patologia “pre-vista”, “pre-leggendo” lastre fatte (anche lì bisognerebbe vedere “eseguite come”) quando ha solo 10/12 anni?

E che, semmai, dipenderà da quello che gli succederà, dallo sport che praticherà, dai cibi che ingerirà, dai traumi che eventualmente riceverà, nei successivi 50 anni. E lo si opera “preventivamente” a 10/12 anni?!? E, quel che è peggio, sulla base di una “lettura” (quindi una “stima”, una “interpretazione” – non certo una “DIAGNOSI”!) di quello che FORSE sarà mezzo-secolo dopo? Di cui, FORSE, si creeranno le premesse solo nel corso del successivo mezzo-secolo?

Un medico ortopedico di Medicina umana che proponesse – ma soprattutto che procedesse con queste premesse – a un intervento chirurgico del genere, verrebbe come minimo radiato dall’Ordine dei Medici Chirurghi (poi, sicuramente, rinviato a giudizio, di fronte a un magistrato; anche se, moralmente, andrebbe arrestato appena uscito dalla sala operatoria!).

La Natura, ben più lungimirante fortunatamente, ha ben superiori e ben più efficaci risorse (anche qualora fosse che non è uscito il “cucciolo bionico”, l'”Animale Perfetto”….che poi non esiste o che esiste solo nell’Iperuranio del vostro cinismo, cari “allevatori” – anche per questo: fieri di non esserlo, “allevatori”! – e veterinari di certo mondo cinofilo!).

(**) http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.4081/ijas.2006.107

Tornado al carattere. Cosa fondamentale, questa (l’essere TETRAGONI psichicamente), tenuto conto soprattutto del fatto che il pastore svizzero bianco (moderno, perlomeno) è tutt’altro che una “razza canina forte” e tende, semmai, ad essere un Cane – per quanto sempre molto affettuoso e docile con la famiglia con cui vive – molto insicuro, molto timido, molto diffidente (come tanti proprietari di pastori svizzeri, non nostri, anche di 2-3-4 anni , ci riferiscono regolarmente, telefonandoci o scrivendoci per chiedere consigli e suggerimenti).

Ora, tutta questo mondo, questo “sotto-bosco” cinofilo-allevatoriale, “interventista” (chirurgicamente), “ufficiale”, con/senza affisso” (noi, ne siamo fuori; abbiamo semplicemente registrato la nostra dicitura non come “allevamento”, ma come “protocollo di allevamento” – presso la CCIAA, perchè  CREDIAMO nella nostra “filosofia cinofila”. Stop)..questo – dicevo – sotto-bosco allevatoriale (pettegolo, petulante, snobisticamente altezzoso e ieraticamente autoreferenziale) comincerà a capire, anche in termini di “sbattimento”, che cosa significhi tenere una cucciolata un ulteriore mese MINIMO (senza comunque, nemmeno lontanamente avvicinarsi alla nostra filosofia, dato che – quando li facciamo – i nostri cuccioli restano comunque sempre un ulteriore mese, fino a 112-120 gg.). Sempre che voglia ottemperare alla nuova normativa e non dichiari che son nati 30 o 20 o 10 gg. prima!

Oramai da troppo tempo ci criticano tutti …ci offendono.. ci diffamano (mai esplicitamente, mai menzionando il nostro nome – temendo le nostre reazioni, soprattutto legali …e fanno molto bene! ODERINT DUM TIMEANT)… semplicemente alludendo velatamente a noi in pubblico (su internet), salvo poi, in privato, fare nomi, cognomi e soprannomi (solita italica “audacia”).

Non solo. Ci demonizzano, terrorizzano psicologicamente chi cerca cuccioli (anche quando non ne hanno, di cuccioli. “..noi non ne abbiamo, ma non prendeteli da quelli là! Sono cagnari! Fanno cani displasici! Non li sanno fare! Li fanno solo occasionalmente! “ e così via)… e i deboli e poveri di spirito (e, soprattutto, di pensiero critico) ci cascano come fagiolini sull’insalata. Senza sapere di farci, però, un ENORME favore, perché scremano a monte coloro che non sono idonei a prenotare (e, successivamente, prendere in consegna) i nostri cuccioli.

Tutto sommato fanno come con l’uva della volpe di Fedro: NONDUM MATURA EST.

Scusate il lungo post. Grazie, se siete arrivati sin qui. Ma la soddisfazione per questa notizia (i 90 gg. della Lombardia; e delle Marche) è stata – ed è – grande. Anzi, enorme. Ci ha immerso in un mare di contentezza. Di euforia. E il naufragar c’è dolce in questo mare…

Tanti allevatori (di pastore svizzero) ci criticano per tante nostre “stranezze” (anzi chiamiamole “eterodossie”). Tipo per l’alimentazione a carne cruda fresca; o per l’inserimento e la presenza di grandi molossi nel nostro branco, (considerati, da costoro, “non edificanti” o “psicopatici”; invero con funzioni “pedagogiche” altamente efficaci, alla prova dei fatti).

O per il non frequentare più, da anni, esposizioni canine di bellezza (non abbiamo tempo, né voglia … e poi, se avete voglia, fatevi un giro, da visitatori.. e dopo ne parliamo meglio … dopo approfondiamo anche quella sezione di “mondo cinofilo“).

Ci offendono (e diffamano) su Facebook. Si atteggiano ad “etici”. Salvo poi, appena qualcuno si presenta con i quattrini in mano, non esitare – nonostante tanti bei discorsi sui loro siti o gruppi – a dargli subito un loro cucciolo (di 2 mesi, ovviamente).

Noi, 4 anni che alleviamo il Pastore Svizzero Bianco e NESSUN nostro cane (e forse non è un caso!) è MAI finito in canile! Forse anche perché seguiamo sempre i nostri cani A VITA – anche tramite gruppi Facebook (chiusi e segreti).

Questi Pastori Svizzeri, invece, hanno avuto, purtroppo, molta meno fortuna!

L’abbandono (nei canili o altrove) si combatte soprattutto e principalmente FILTRANDO E SELEZIONANDO A MONTE la domanda. Valutando sempre molto attentamente CHI si candida per inserire un cucciolo nella propria vita, nella propria famiglia, nella propria casa, nella propria quotidianità.

Voler “piazzare” i cuccioli il prima possibile!

Quanto sopra: A FATTI (come più di un membro del ns gruppo FB chiuso – ma non solo – purtroppo, ha sperimentato; dico “ma non solo”, dato che Facebook non è affatto, per noi – a differenza di tanti altri allevamenti – un canale per “piazzare cuccioli”, ma solo un “luogo virtuale” con cui portare avanti, facendola conoscere a chi ha la bontà e pazienza di seguirci, la nostra filosofia cinofila, con foto, video e, di tanto in tanto – come adesso – con nostre considerazioni personali).

NON tanto “rifiutando” la richiesta o “bocciando” la candidatura (ché non è quello il modo, anche perché troverebbero sicuramente tanti altri allevatori disposti a dargli un cucciolo). Quanto cercando di fargli prendere coscienza di che cosa SIGNIFICHI quella decisione (di “prendere un cucciolo”). NON si tratta, infatti, banalmente, di “prendere un cucciolo”. Quanto di “assumere un IMPEGNO”. Per TUTTA la vita dell’animale.

Questo A FATTI concreti; e NON a pelose parole scritte sui social o nei rispettivi siti, che grondano e trasudano ipocrisia da ogni lettera … poi, al telefono o di persona, una volta fatta la prolusione “etica”, il pistolotto d’obbligo (per apparire e, soprattutto, per sentirsi – per narcisistico autocompiacimento – “etici”), appena vedono i quattrini all’orizzonte (e sotto il naso) cedono il cucciolo a chiunque (fatte salve le solite, pelose – e ipocrite – reiterate raccomandazioni, stantie, che ormai hanno la … muffa!).

Anche perché hanno il terrore che il cucciolo gli “rimanga sul collo” (nel 3° mese o oltre; fase di crescita in cui il cucciolo cresce rapidissimamente, più che raddoppiando di tutto: di fame, di peso, di volume, di dimensioni, di esuberanza, anche di “rumorosità”, etc… ma fondamentale per la “crescita psichica”, se avviene nel corretto contesto, ovvero quello prima di tutto della sua cucciolata, dei suoi fratelli e sorelle).

Succede anche che, appena la femmina di turno è “sfiatata” e non “produce” più cuccioli, mettono l’annuncio o il trafiletto nel sito per “regalarla ad amanti animali” (in realtà l’obiettivo è solo quello di scrollarsi di dosso una serie di oneri e costi a fronte dei quali non ci sono più i ricavi di un tempo).

Allevatori che regalano il cucciolo “uscito male” o incidentato (altro “costo improduttivo”). Noi, ad esempio, il nostro Spennacchiotto, detto “Spenny”, cagnolino di 2 anni “diversamente abile” in quanto incidentato, ce lo teniamo “a vita”, anzi è quello che amiamo un briciolino di più degli altri. E chi ci conosce, sa anche il perché! (…quindi anche in questo caso: FATTI e NON chiacchiere da bar!).

Oppure, altra situazione di incapacità di gestire cani, quando regalano il cane (cucciolone o anche già adulto) perché “incompatibile caratterialmente con gli altri cani” dell’allevamento (…e magari usano pure le gabbie!).

Le “incompatibilità tra cani” si gestiscono e, il più delle volte, si risolvono… ma occorre pazienza, impegno, tempo.

Tempo che, invece, magari si preferisce dedicare a viaggi e (noiosi, per i cani) “expo” che assorbono un intero weekend (ma almeno così gli umani, nel week-end, non soffrono troppo di noia esistenziale; si passa una notte all’agriturismo, si mangia fuori, si spettegola un po’, ci si tiene tutti sott’occhio, di persona, col sorriso sulle labbra, salvo poi nei giorni successivi, al telefono, dirne di cotte e di crude dietro le spalle della stessa persona, che rimane pur sempre un “allevatore concorrente”, con cui ci si relazionava, col sorriso sulle labbra, all’expo, il giorno prima).

A volte occorrono anni, ma molto raramente queste incompatibilità sono “irrisolvibili” (ovviamente lo sono – sempre, regolarmente, irrimediabilmente – se si adottano le strategie sbagliate!).

D’altronde gli “allevatori”, il più delle volte, sanno a menadito di “genealogie”, di expo, di “obiettivi zootecnici”, di “pensiero cinofilo politically-correct” assorbito a corsi e da miriade di pubblicazioni degli ultimi 30/35 anni, scritte con linguaggio esoterico, che quasi incute soggezione al lettore profano, quindi ai più incomprensibile.

Poi, se devono aver a che fare con qualche cane “problematico” – ma “problematico” VERAMENTE (non quello che non fa il seduto o il terra, ma di quelli che, ad es., l’avversato Cesar Millan definisce “cani della zona rossa” o giù di lì) allora la loro soluzione é: lo regalo, magari perchè “..è stupido e crea problemi agli altri miei cani!“.

No! Li crea a te allevatore, i problemi. Ché non sei capace, appena incontri il cane diverso dal cane-pupazzo, dal “pet”, cui sei abituato, che allevi abitualmente e di cui, se sei anche educatore/addestratore, non hai trovato menzione sui libri che hai letto e/o di cui t’han parlato – ma, magari, non t’han mai fatto incontrare – ai corsi (per diventar anche “educatore” e/o “addestratore”).

Troppo facile! Liberarsene dando dello “stupido” al cane! Eh!.

Oppure non ultimo il caso – ancor più grottesco – in cui regalano i loro cani perché “non è uscito “A” o “B” (“C”, giammai! ..son troppo “etico” per “usarlo” nella riproduzione) sulle radiografie“.
E qui si apre altro argomento (già un po’ trattato in altro articolo; e che tratteremo sempre più in futuro, finché non verrà definitivamente smascherata anche questa ulteriore, enorme, sesquipedale “pataccata ideologica” priva di qualsiasi fondamento SCIENTIFICO; v. truffa della displasia).

Che poi in realtà, a ben cercare nel mondo cinofilo “ufficiale”, spesso – molto spesso – accadono “miracoli genetici” inaspettati… e magari, da “riproduttore da rottamare”, ci si ritrova ad avere – nel giro di soli 64 gg.! – un “ottimo riproduttore”.

Quindi, magari, non c’era bisogno di disfarsene. O magari bastava solo cambiare “parrocchia” per la “lettura” della displasia. “Lettura”, NON “diagnosi”, ovviamente. Anche se le “pataccate ideologiche” si basano proprio, tacitamente, sul sottile significato di termini diversi ma interpretati come equivalenti.

Anche voi, cari “lettori”, avete rotto. Anzi, avete “già dato”. E vi è stato “dato”. Quindi sarebbe ora di finirla (come, peraltro, mi raccontava un anziano – e autorevole – e conosciutissimo in tutta la regione – veterinario: “…con’sta truffa si son fatti le budella d’oro negli ultimi 30 anni!)“.

Ora, però, basta…c’è la crisi mondiale… siamo in deflazione pesante… in epoca di QE a tempo indeterminato…  accontentatevi, quindi, degli ultimi 30 anni, eh!.

Nel frattempo e fino ad allora: …poveri cani!

Pater ignosce illis non enim sciunt quid faciunt

All’apparenza SEMBRA facile riuscire a far convivere, a stretto contatto, senza gabbie e costrizioni di sorta (box, recinti, gabbie… nemmeno collari) così tanti cani adulti (inclusi dei pastori molossoidi, come i nostri 4 PAC, Pastori dell’Asia Centrale).

Ma facile NON è proprio per nulla!

Presuppone pazienza, costanza, presenza e leadership (indiscussa! specie se vi sono razze canine molto forti caratterialmente come i PAC) all’interno nel branco (dato che di questo si tratta: un “branco”; gli altri, anche se lo chiamano così riferendosi ai propri cani, hanno solo un “gruppo” – più spesso un “gruppetto” – di cani, ognuno dei quali il più delle volte chiuso in 12/15 mq. per 22 ore su 24; e magari non ci vivono nemmeno assieme).

Tanti (allevatori di pastore svizzero) ci criticano aspramente (su internet e fuori).

Per il tipo di alimentazione (quasi esclusivamente a base di carne cruda fresca; e tanti ossi crudi; e qualche uovo crudo) che adottiamo, da anni, per i nostri cani e cuccioli.

Vogliono convincere (in primis se stessi) che ci sono “crocchi e crocchi” e che alcuni sono “di qualità superiore” e forniscono una “dieta equilibrata”. Chiacchiere (da bar; da riunione condominiale).

La verità è che non basta “comprare carne fresca” (e tanta; la resa, infatti, rispetto ai crocchi è di 1:3, dato che 2/3 di carne sono acqua laddove i crocchi sono disidratati).

Occorre “dedicare tempo“. Per l’acquisto ricorrente (due volte a settimana, almeno). Il carico, il trasporto, lo scarico, lo stoccaggio.

Occorre avere (acquistare) uno (o più) frigoriferi a pozzo e freezer a pozzo. Luce elettrica, 24-ore-su-24, 365 giorni all’anno e un gruppo di continuità (generatore), perché non ti puoi permettere che vada via la luce (specie d’estate, specie con l’afa).

Occorre tempo, pazienza, passione, amore (lo fai perché sai che ne guadagnerà la Salute del tuo cane, dei tuoi cani). Ma soprattutto occorre … “sbattimento” (che, evidentemente, i chiacchieroni e chiacchierone da bar non gradiscono affrontare; son sicuramente più rapide e comode le chiacchiere).

Oppure ci criticano perché, all’interno del nostro (il nostro, sì, lo è) “branco” abbiamo pastori molossoidi (da difesa abitativa, non da riproduzione, ovvero i nostri 4 Pastori dell’Asia Centrale) e altre razze pastorali (non per riproduzione, come il nostro pastore belga malinois, linea da lavoro, un cane estremamente “militare”; o il nostro Altdeutscher Schaferhunde, pastore tedesco “antico”, preso in Polonia, con pedigree polacco, in Italia semplicemente un “meticcio”, trattandosi di razza “non riconosciuta” da ENCI/FCI…e chi se ne frega! lo sapevamo anche prima…ma l’abbiamo preso per un ben più semplice motivo: ci piaceva!).

Molossoidi (da 70 Kg.) che, a detta loro – che non sanno nemmeno di che cane si tratti (non l’han nemmeno mai visto da vicino, forse perché terrorizzati già dalla parola “molosso”) – costituirebbero un fattore disequilibrante o poco edificante per i nostri cuccioli (e addirittura anche per gli adulti) di Pastore Svizzero Bianco. Chiacchiere (anche queste da bar, dello sport).

Fatti non parole!

Quando smetteranno di “fare chiacchiere” e saranno capaci di “fare fatti” (etologicamente significativi; in primis VIVENDO CON ed IN MEZZO ai propri cani; senza arrivare a DORMIRCI insieme, come facciamo noi), allora potrebbe anche valer la pena spendere qualche parola in più. Anche se non più di tanto, dato che – Esopo e Fedro docent – con le volpi del “nondum matura est” non ha senso starci a perder più di tanto del tempo.

Senza contar il fatto che ha molto più senso dedicarlo ai CANI, il tempo.

Se (da perfetti sconosciuti) chiamate (o scrivete) e partite subito con una raffica di domande (senza nemmeno, prima, presentarvi); o, peggio ancora, l’unica domanda di cui vi interessa la risposta è “Qual è il prezzo?”…

…ed io (dato che entrate – voi – nel mio “territorio”, telefonico o telematico) – terminata la vs. “raffica” (di domande cui, tanto, in prima battuta, non rispondo) – parto poi, io, con una raffica di domande, please: NON vi adombrate!

Le faccio non per “morbosa curiosità” (tanto meno fini a se stesse), ma solo in nome e per conto dei cuccioli che (non avendo la parola) hanno, peraltro, il diritto di sapere “CHI SONO” gli umani da cui potrebbero andar a vivere!

“Quanti” sono? “Come” sono relazionati tra loro? Sposati da 20 anni? O conviventi da 6 mesi? (ché – se poi la convivenza, di lì a 3 mesi, scoppia – poi dove va a finire il cucciolo?).

Sono adulti “con” o “senza” bambini/adolescenti? Quale “soluzione abitativa” adottano o adotteranno (per sé e per l’eventuale cucciolo che stanno cercando)?

Che “stile di vita” hanno (quindi: quanto “TEMPO” – fattore ancor più rilevante dello “SPAZIO”! – avranno a disposizione per loro)? Che “esperienza di cani” hanno (o hanno avuto)? Ci sono altri animali? (…e se sì, quali? cani? gatti? coccodrilli?).

Tutte informazioni che il cucciolo non può chiedere, né sapere in anticipo.

Quindi le “devo” chiedere io, al posto suo! E – nel mio “territorio” telefonico; o telematico – me le “dovete” fornire voi!

Se – per le succitate domande – vi adombrate (o vi sentite invasi nella “praivasi“); o pensate – come mi ha scritto, sulla pagina Facebook, uno di voi (“…se pubblicizzi una qualsiasi cosa, devi mettere il prezzo!“) – che non sia “professionale” non mettere il “cartellino del prezzo” ad ogni cucciolo (che – sia chiaro – NON è una “cosa“; tanto meno “qualsiasi“!), allora ha più senso che, il cucciolo, lo andiate a cercare in un bel… negozio (petshop)!

Lì, zero domande.. al massiimo vi chiedono, alla cassa, se volete pagarlo con bancomat o contanti… o, se decidete per la carta di credito, dovrete rassegnarvi a sopportare l’ulteriore “disagio” di sentirvi chiedere – e dover esibire – un documento d’identità!

Sono ormai tanti quelli che ci contattano – per email, per telefono o per il tramite dei nuovi proprietari di nostri cuccioli – da tutta Italia, per chiederci se sia possibile venire a “visitare l’allevamento” (in realtà: casa nostra! Quindi: NON è un “allevamento”!) per scopi formativi-didattici-professionali e quant’altro (di solito studenti di materie cinofile, educatori cinofili, etc…).

Purtroppo il tempo è sempre molto tiranno e la priorità, per visitare “l’allevamento” (in realtà: casa nostra!) viene data alle coppie ed alle famiglie intenzionate (ma, soprattutto, idonee) ad inserire, in famiglia, un cucciolo.

Ecco perchè, il più delle volte, siamo costretti, nostro malgrado, a rispondere così:

Buongiorno Sig.ra xxxxxx,
grazie per la Sua mail e scusi il ritardo con cui riscontro la Sua.

……..omissis……..

I nostri cani (di 5 razze pastorali diverse; di cui solo la metà dei Pastori Svizzeri, l’unico che riproduciamo, ma solo una o due volte l’anno e nemmeno tutti gli anni) sono prima di tutto cani “di famiglia”.

Che vivono (e dormono; alcuni quasi letteralmente, in camera da letto; molti altri, dentro le mura domestiche) con noi e – noi – con loro; che lavorano, attivamente, in guardianìa sul nostro (e loro) territorio recintato (in altre parole: il giardino, di casa nostra); e che, sostanzialmente, vivono in simbiosi con noi (e – noi – con loro).

Facciamo (se le facciamo!) pochissime cucciolate, max. una o due l’anno; la cucciolata autunnale/invernale è stata consegnata  a fine gennaio/primi febbraio; la prossima è prevista per fine estate dell’anno prossimo, buon fine del calore atteso permettendo), dato che siamo amatoriali e occasionali, dato che non è la nostra attività principale, né ci interessa lo sia (in tal cal caso, infatti, avrebbe avuto più senso avere tutti “svizzeri”, facendo cucciolate tutto l’anno e tutti gli anni).

Peraltro, come intuibile, l’elevato numero dei nostri “bambini” pelosi, assorbe molto tempo (e d’altronde il piacere di avere cani, secondo me, consiste proprio in questo: poterci passare più tempo possibile; stile di vita permettendo).

Quando abbiamo (o abbiamo in previsione) cucciolate, è ovviamente richiesta, da parte nostra, una visita preliminare, per approfondire – reciprocamente – la conoscenza e valutare l’opportunità di accettare una prenotazione.

Attualmente le visite riprenderanno con l’inizio della bella stagione ed i primi incontri (che avvengono, di regola, a week-end alternati) sono già previsti a partire da fine aprile/primi maggio, con famiglie che ci hanno contattato telefonicamente e che stanno valutando l’inserimento di un cucciolo nel loro contesto familiare da almeno un semestre.

Dette visite, pertanto, hanno la precedenza sulle tante, altre, richieste a vario titolo.

Ultimamente, infatti, ci stanno contattando in molti, da tutta Italia (solitamente educatori/trici, studenti di materie cinofile o, in generale, zoofile; o anche semplici appassionati), chiedendoci se sia possibile una “visita all’allevamento” [NON è un “allevamento”: è casa nostra, presso cui vivono, con noi, tutti i nostri cani! Ndr], solitamente a scopo formativo-didattico o – come è capitato una volta – per svolgere una tesina.

Purtroppo – trattandosi di una privata dimora (e NON di un “allevamento”, tanto meno amatoriale non essendoci i presupposti della continuità), oltre che per mancanza di tempo da parte nostra –  non siamo in grado di soddisfare queste richieste.

Inoltre ricevere visite (da “estranei”, seppur “non-ostili”) sul territorio, può innervosire alcuni soggetti del ns. branco (4 maschi di Pastore dell’Asia Centrale, molto equilibrati ma molto territoriali e che quindi – quando ci sono visite, a qualsiasi titolo – preferiamo tenere dentro le mura domestiche; soprattutto… di notte, per visite – diciamo – inaspettate!).

I quattro “pilastri” della nostra filosofia cinofila e del nostro modo di “vivere i cani” sono:

  1. cani liberi (su un territorio di ca. 5.000 mq.);
  2. cani in branco (un gruppo di cani non “fa”, automaticamente, “un branco”);
  3. cani in famiglia (che fa parte del branco);
  4. cani alimentati in modo naturale (quindi, principalmente  carne fresca cruda e “ossuta“; come facciamo da anni, nonostante il parere contrario della quasi totalità del mondo veterinario).

Quindi, come rispondo sempre ai molti che ci fanno (su Facebook e non solo) i (sempre graditissimi) complimenti “come allevatori”: noi non solo NON lo siamo (“allevatori”), ma NEMMENO ci sentiamo, TANTO MENO ci teniamo ad esserlo (“allevatori”), data la “fauna” esistente in quel settore.

Nei confronti degli umani, siamo semplicemente i privati “proprietari” (non siamo una società agricola; come, forse, converrebbe con un tal numero di cani, considerati gli elevati costi, soprattutto per l’alimentazione); laddove, nei confronti dei nostri cani, ci sentiamo (anzi, mi sento; anzi: sono) semplicemente (il) “capobranco” (del branco “interspecifico”, come dicono gli esperti; anche se i nostri 3 gatti temo non siano… d’accordo!).

Tutto qua.

Suggerisco, nel frattempo, di iscriversi al gruppo Facebook e/o seguire la Pagina FB, dove sono caricate centinaia, tra foto e video.

Per qualsiasi ulteriore informazione e/o chiarimento, può contattarci telefonicamente.